Colite ulcerosa

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La colite ulcerosa, nota anche col nome di “rettocolite ulcerosa“, è una malattia infiammatoria cronica che colpisce la mucosa dell’intestino crasso (in particolare, il retto).

La malattia è caratterizzata da episodi acuti alternati a periodi di remissione clinica, in cui i sintomi sono pressoché assenti. Tale alternanza ha una frequenza diversa da caso a caso. 

Le conseguenze dell’infiammazione della mucosa del retto e del colon sono la formazione di lesioni ulcerose che danno luogo a sintomi intestinali.

Le cause della colite ulcerosa

Le cause non sono del tutto chiare, ma si pensa che abbia un’origine multifattoriale: secondo la teoria più accreditata, una combinazione di predisposizione genetica, reazione immunologica anomala da parte dell’intestino nei confronti di alcuni antigeni, difetti della barriera epiteliale del colon e fattori ambientali, potrebbero portare all’insorgenza della colite ulcerosa. 

I sintomi della colite ulcerosa

I sintomi della colite ulcerosa includono:

  • urgenza defecatoria;
  • diarrea ematica; 
  • dolori addominali;
  • tenesmo rettale;
  • evacuazioni di solo muco o sangue.

Il ricovero è necessario solo nei rari casi (circa 15%) in cui i sintomi risultano così violenti da determinare la necessità di somministrare le terapie in vena e tenere il paziente sotto stretta sorveglianza. Le terapie somministrate in questi casi includono: 

  • cortisonici;
  • immunosoppressori/biologici;
  • supporto idroelettrolitico e nutrizionale; 
  • antibiotici. 

L’intervento chirurgico – la colectomia totale – viene effettuato nei casi refrattari alla terapia medica.

In circa il 40% dei casi possono manifestarsi sintomi extra-intestinali immunomediate, per lo più infiammazioni di tipo:

  • articolare (spondiloartriti);
  • epatico (colangite sclerosante primitiva);
  • cutaneo (la stomatite aftosa, l’eritema nodoso, il pioderma gangrenoso, la psoriasi);
  • oculare (uveite, episclerite, irite, sclerite).

Negli anni, un simile stato infiammatorio può causare danni strutturali e progressivi al colon, nonché delle lesioni precancerose. Queste ultime aumentano il rischio di sviluppare una neoplasia del colon.

Prevenire la colite ulcerosa

Prevenire l’insorgenza della colite ulcerosa non è possibile, ma si può certamente rallentare la progressione del danno intestinale e prevenire eventuali complicanze. Il modo migliore per farlo è ottenere una diagnosi precoce di malattia, sottoponendosi agli esami del sangue e delle feci se si riscontra diarrea e/o dolori addominali, e soprattutto se si hanno casi in famiglia di malattie autoimmuni. 

Se il sanguinamento rettale si cronicizza, è fondamentale sottoporsi ad una colonscopia.

È possibile, come menzionato sopra, prevenire le complicanze, le neoplasie intestinali e le infezioni opportunistiche, ecco come:

  • complicanze: il trattamento medico deve essere personalizzato e monitorando regolarmente. Ciò dovrebbe consentire al paziente di mantenere la malattia in remissione clinica ed endoscopica prolungata, nonché di evitare complicanze.
  • neoplasie intestinali: per prevenire le neoplasie intestinali è necessario eseguire una colonscopia con biopsie seriate o, in alternativa, una cromoendoscopia ogni 2-3 anni, in caso di rettocolite ulcerosa estesa, a partire da 8-10 anni dall’inizio dei sintomi intestinali. Gli intervalli possono variare caso per caso. 
  • infezioni opportunistiche: le terapie immunosoppressive per la rettocolite ulcerosa sono a un più alto rischio di infezioni. Si consiglia di sottoporsi ai seguenti vaccini: epatite B al momento della diagnosi, antinfluenzale ogni 12 mesi, anti-pneumococco ogni 5 anni, anti-Herpes Zoster e HPV (per le donne).

La diagnosi di colite ulcerosa

Per diagnosticare la colite ulcerosa, si ricorre a uno o più dei seguenti esami: 

  • Colonscopia con biopsie intestinali e visualizzazione dell’ileo. Si tratta di un esame essenziale per la diagnosi in un primo momento e per il monitoraggio in un secondo. Consente di valutare l’estensione della malattia, e nello specifico lo stato della mucosa intestinale. Il campione estratto tramite biopsia invece viene esaminato istologicamente e consente di stabilire se, a livello microscopico, si tratta di un’infiammazione acuta e cronica (alterazioni strutturali del tessuto, infiltrati di globuli bianchi ecc.).
  • Ecografia addominale con studio delle anse intestinali. Con l’ecografia addominale è possibile valutare la parete intestinale. Un esame non invasivo, è indicato come indagine di primo livello per coloro che sospettano di soffrire di colite ulcerosa. In caso di diagnosi confermata, tale esame viene ripetuto per monitorare la malattia e valutare la risposta alle terapie.
  • Cromoendoscopia digitale o con coloranti in vivo. È possibile effettuare questo esame durante la colonscopia per visualizzare più nitidamente le aree sospette per displasia del colon. Vengono sottoposti a questo esame aggiuntivo i pazienti che soffrono di colite ulcerosa da diverso tempo.
  • Dosaggio della calprotectina fecale. Esame non invasivo, viene utilizzato per diagnosticare, monitorare e valutare la risposta alle terapie. Se si individua un’alta concentrazione di calprotectina nelle feci, la diagnosi di rettocolite ulcerosa è più probabile. 
  • Rx addominale. Esame svolto solitamente in pronto soccorso per casi gravi, consente di individuare indicativamente la sede e l’estensione di malattia,.

Opzioni di trattamento per la colite ulcerosa

Esistono diverse opzioni di trattamento per la colite ulcerosa, tutte volte a tenere a bada l’infiammazione e la reazione del sistema immunitario. Tra i più adottati troviamo: 

  • Azatioprina o 6-mercaptopurina (tiopurine): immunosoppressori che provocano la morte di una parte dei globuli bianchi attivati che causano dell’infiammazione.
  • Mesalazina (5-ASA): farmaco antinfiammatorio per uso topico che interviene sulla mucosa intestinale.
  • Steroidi sistemici o a bassa biodisponibilità: anti-infiammatori sistemici, ovvero che agiscono su tutto l’organismo, che possono guidare la risposta immunitaria.
  • Farmaci biologici (adalimumab, vedolizumab, infliximab, golimumab, ustekinumab): anticorpi monoclonali che inibiscono l’azione delle molecole che causano infiammazione. Ne sono un esempio:  alfa 4/beta 7 integrine, TNF alfa, interleuchine 12/23.
  • Ciclosporina: immunosoppressore che viene somministrato a pazienti con colite grave refrattaria al cortisone. La ciclosporina riesce a inibire la funzione dei linfociti che provocano la reazione del sistema immunitario.
  • Colectomia totale: l’intervento chirurgico che viene effettuato quando i farmaci non risultano sufficientemente efficaci.
  • Inibitori delle Janus chinasi (JAK): piccole molecole orali che agiscono su alcune vie infiammatorie, bloccandole.
  • Modulatori del recettore S1P: piccole molecole orali che agiscono sui linfociti all’interno dei linfonodi che non riusciranno a migrare nelle zone infiammate dell’intestino.
  • Farmaci sperimentali: farmaci somministrabili solo all’interno di alcuni Centri d’eccellenza selezionati.