Cos’è e quali sono le cause dell’instabilità non traumatica di spalla?
L’instabilità non traumatica di spalla è la condizione in cui è presente un’eccessiva lassità della spalla. La spalla deve necessariamente avere un certo grado di lassità per potersi muovere in tutte le direzioni, ma quando è superiore alla norma, si configura il quadro patologico dell’instabilità di spalla. In genere, l’instabilità non traumatica di spalla riguarda le persone giovani con una certa predisposizione costituzionale.
Quali sono i sintomi dell’instabilità non traumatica di spalla?
L’instabilità non traumatica della spalla può dare sintomi quali dolore e limitazione funzionale, spesso in presenza di gesti ripetitivi e sollecitazioni in ambito sportivo.
Come si diagnostica l’instabilità di spalla?
L’instabilità di spalla si diagnostica mediante esami di imaging (Artro-RMN e TC) a seguito della valutazione clinica dell’ortopedico. Sulla base dei risultati degli esami, il medico valuta lo stato dei tessuti molli dell’articolazione (cercine, capsula e legamenti) e può quantificare il deficit osseo glenoideo e, quindi, stabilire il tipo di trattamento.
Quali sono i trattamenti per l’instabilità non traumatica della spalla?
Nella maggior parte dei casi, il trattamento dell’instabilità di spalla è di tipo conservativo con la fisioterapia. Quando questo non risulta efficace, è indicato l’intervento chirurgico che, in genere, si effettua con il ritensionamento capsulo-legamentoso artroscopico (in artroscopia). L’intervento si esegue più frequentemente in anestesia loco-regionale periferica, eventualmente combinata a narcosi, e necessita mediamente di un ricovero di 24 ore.
Come si effettua l’intervento per l’instabilità di spalla?
La riparazione avviene tramite alcune piccole incisioni praticate lungo il perimetro della spalla. In una di queste viene introdotto l’artroscopio, strumento che consente al chirurgo la visione dell’interno dell’articolazione.
Il ritensionamento della capsula e dei legamenti avviene mediante l’utilizzo di ancorette costituite da materiale riassorbibile o completamente in filo, posizionate lungo il margine anteriore della glena.
Dopo l’intervento è necessario che il paziente mantenga un tutore per quattro settimane, mentre la rotazione del braccio deve essere protetta fino a otto, in modo da non compromettere gli esiti della stabilizzazione articolare. Fondamentale è la riabilitazione post operatoria che prevede il recupero funzionale entro 6-8 mesi ma, in alcuni casi, possono essere indicati tempi più lunghi.